La preistoria dimenticata nel Ponente ligure

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Si è concluso il progetto “La preistoria dimenticata nel Ponente ligure”, che ha coinvolto le classi 3A, 4A, 4B e 5B del Liceo delle Scienze applicate dell’IISS “Giovanni Falcone” di Loano.
Come gli uomini della fine dell’ultima glaciazione iniziarono a risalire dalle coste verso le zone alpine, così gli studenti hanno esplorato le nostre valli alla ricerca di antichi sepolcreti e di segni incisi nella roccia, testimonianza di un primordiale pensiero simbolico.

Le uscite sul territorio, rese ancora più suggestive dalla neve, hanno condotto le classi alla più grande grotta della Val Pennavaira, uno dei siti indagati dall’archeologa Milly Leale Anfossi a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.
Con i suoi circa 40 metri di altezza, 85 di larghezza e 2.800 mq di superficie, la cavità si presenta come una vera “cattedrale” di roccia calcarea, in cui stalattiti e stalagmiti in lenta formazione raccontano una lunga storia geologica e climatica.

Gli studenti hanno poi approfondito la storia umana recente visitando l’area di scavo di Arma Veirana, in val Neva, dove tra il 2015 e il 2018 un’équipe internazionale — cui ha preso parte il prof. Fabio Negrino dell’Università di Genova — ha riportato alla luce la sepoltura di “Neve”, una neonata vissuta circa 10.000 anni fa.
Si tratta della più antica sepoltura finora nota in Europa di una bimba di appena 40–50 giorni, deposta con un ricco corredo di conchiglie e pendagli, testimonianza di un complesso sistema di credenze e di forte riconoscimento del ruolo dell’individuo nella comunità.

Per chiudere idealmente il viaggio nella preistoria, le classi si sono dedicate anche all’archeoastronomia, andando alla scoperta delle prime “architetture celesti”: pietre e strutture orientate verso specifici punti dell’orizzonte che, in epoca arcaica, permettevano di seguire il corso degli astri e di regolare i ritmi agricoli e rituali delle comunità.
Lo studio di questi siti ha mostrato come l’osservazione del cielo fosse parte integrante della vita quotidiana e simbolica dei nostri antenati, in continuità con le tracce archeologiche presenti in molte aree del Ponente ligure.

Il progetto ha rappresentato per gli studenti un’importante occasione per conoscere e valorizzare il proprio territorio, sperimentando sul campo metodi e strumenti della ricerca archeologica.
Al tempo stesso ha permesso di cogliere l’archeologia come ambito di studio fortemente interdisciplinare, capace di unire competenze scientifiche, storiche e umanistiche in un percorso di apprendimento realmente significativo.

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