L’Istituto ha adottato ufficialmente il termine “atefano”, che significa “persona privata del proprio figlio”, deliberandone l’uso nel proprio contesto educativo. L’iniziativa nasce dalla storia di Rachele, studentessa scomparsa nel 2024 a soli 16 anni a causa di un raro tumore cerebrale, e dall’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS”, che ha scelto di trasformare un dolore immenso in una proposta di solidarietà e consapevolezza condivisa.
La forza delle parole
In italiano esistono parole come “orfano” e “vedovo”, ma mancava ancora un termine per indicare un genitore che perde un figlio: “atefano” viene a colmare questo vuoto linguistico e simbolico. Riconoscere e nominare questo dolore significa restituirgli dignità, permettere alla comunità scolastica di accoglierlo e favorire una cultura dell’ascolto, della cura e della comprensione reciproca.
Un progetto educativo di civiltà
Il dirigente scolastico ha invitato i docenti a promuovere un uso consapevole del termine nei temi, negli scritti e nei dialoghi in classe, ricordando che il linguaggio non è mai neutro: può ferire, ma può anche curare. L’adozione di “atefano” si inserisce in un più ampio percorso di educazione al linguaggio, alla cittadinanza e alla cura, per formare studenti capaci di empatia e di rispetto verso le esperienze umane più complesse.
Verso il riconoscimento ufficiale
L’Accademia della Crusca ha manifestato la disponibilità a valutare il riconoscimento ufficiale del termine “atefano”, a condizione che se ne diffonda l’uso nel linguaggio comune e nei contesti culturali. In questo cammino, il sostegno della scuola rappresenta un passo importante di civiltà, affinché le parole diventino strumenti di condivisione, consapevolezza e speranza.
Pubblicato: 26.01.2026 - Revisione: 26.01.2026
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